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Chirurgia estetica
Chirurgia estetica

Chirurgia estetica senza specializzazioni

L’idea arriva dal Regno Unito e cioè quella di istituire un corso di laurea in chirurgia estetica per garantire maggior sicurezza ai pazienti. Attraverso questo master aperto solo a chirurghi estetici si potrà dare loro la possibilità di fare pratica sul campo, che è una cosa molto meno frequente di quanto si possa  immaginare, in Inghilterra e non solo. Ad oggi infatti il tirocinio degli aspiranti chirurghi estetici viene fatto fare in ospedale, dove c’è sì la possibilità di mettersi alla prova nella chirurgia ricostruttiva, ma poco o per nulla in quella estetica, che resta di facoltà degli studi privati. Il primo corso dell’Anglia Ruskin University di Cambridge parte dunque in questi giorni.

 

La novità però non trova d’accordo la “British Association of Aesthetic Plastic Surgeons”, (BAAPS), che considera il percorso di studi in chirurgia già molto completo. In Inghilterra infatti dopo la laurea, i medici si formano attraverso lunghi tirocini, che durano anche otto anni. La stessa cosa succede negli Usa, dove però ogni dieci anni ogni medico deve superare un esame di verifica, se così si può dire, della sua professionalità. Dietro al malcontento dell’associazione, potrebbe esserci la lobby dei chirurghi privati, preoccupati che sul mercato possa arrivare un’ondata di professionisti molto preparati e per forza di cose più richiesti di loro. In Italia invece, per diventare chirurgo estetico, basta laurearsi in medicina, iscriversi all’ordine dei medici e abilitarsi alla professione. Poi c’è il corso di specializzazione in chirurgia, plastica, ricostruttiva ed estetica, ma non tutti coloro che fanno interventi estetici lo hanno frequentato.

 

Il vero problema del nostro paese, a differenza dell’Inghilterra, non è la pratica, da noi infatti ci si può formare anche negli studi medici privati, ma le qualifiche, che una legge appena approvata, quella che istituisce il registro protesi, sta cercando di tamponare. Il provvedimento stabilisce infatti che solo un chirurgo specializzato o che abbia esperienza sul campo possa fare interventi. Questo significa che anche i chirurghi non specializzati che fino ad ora sono stati sul mercato possono chiedere l’equipollenza, cioè la possibilità di esercitare. La nota positiva da sottolineare però è che i nuovi chirurghi, i trentenni che escono oggi dalle università, sono sempre più specializzati ed a lungo andare il rischio di finire in mani poco esperte sarà davvero molto ridotto. La superspecializzazione infatti è molto richiesta ormai anche dalle pazienti, sempre più consapevoli e attente alla loro salute.


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