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tecniche di fusione
tecniche di fusione

Compro Oro: dove fondere l'oro usato?

Storicamente la fusione ha origini antichissime: alcune citazioni sono presenti nel Vecchio Testamento, altri documenti affermano che veniva già praticata nel XVIII° secolo a.C. dai Babilonesi sotto il regno di Hammurabi, e, successivamente, dagli antichi Egizi intorno al 1.300 a.C.
In epoca moderna, le prime tecniche di fusione furono sperimentate nel XIX° secolo da laboriosi artigiani che popolavano i villaggi del nord e del centro America. 


Oggi per molte persone che hanno necessità di monetizzare, la fusione rappresenta una valida modalità per recuperare il contenuto di oro da vecchi gioielli usati, o ridotti allo stato di rottame.
Infatti, partendo da una lega binaria (le più comuni sono quelle composte da oro e rame o da oro e argento) durante i processi di fusione, il metallo giallo viene separato dagli altri e se ne stabilisce, così, la caratura e il valore.
Dall'oro puro ottenuto, si potrà ridare vita a nuovi gioielli, coniare monete o creare lingotti da investimento.
In questo caso, si utilizzano forni a gas che contengono un mix di acetilene e di ossigeno.
Durante il processo di fusione, il calore elevato scompone i legami intermolecolari del metallo prezioso: l'oro inizia ad ammorbidirsi sempre di più, fino a raggiungere il punto di fusione (a 1064,8°) che culmina con la fase liquida.
Così ridotto, l'oro fuso viene colato in differenti stampi di argilla, protetti da uno strato di cera, (per evitarne l' eventuale fuoriuscita) che, in un secondo momento, sarà rimosso. 
L'oro puro si raffredda e si solidifica fino ad assumere la classica forma dei lingotti. 


Diversamente, per creare gettoni, placche o monete, è necessaria un'altra tecnica che prevede l'impiego di presse idrauliche, grazie alle quali si ottiene lo schiacciamento del metallo nobile.
Trattandosi di processi che necessitano dell'esperienza di operatori specializzati, la legge impone che la fusione deve avvenire direttamente in aziende addette, come le fonderie o un banco metalli autorizzato.


Per quanto riguarda i metodi di analisi dell'oro, gli operatori del settore orafo, devono conformarsi alle norme contenute nel Decreto Legislativo n°251 del 1999, integrato con la più recente direttiva 2002/96 dell'Unione Europea "sull'estrazione e il riciclaggio dell'oro e degli altri metalli".
Uno dei sistemi più riconosciuti, a livello internazionale, è la "coppellazione" detta anche fire assay.
Si mette un piccolo campione in un sottile foglio di piombo e di argento, per poi trasferirlo in crogiolo a 1150°. Dalla fusione del piombo (che rappresenta i 2/3 dell'involucro) si forma una piccola sfera che, passando in un laminatoio, diventa una striscia sottilissima sulla quale viene versato acido nitrico, in grado di separare l'oro dagli altri metalli.
Si porta tutto ad ebollizione per almeno 2/3 volte a circa 1000° e, da questo processo finale, sarà estratto l'oro puro.


Per determinare il titolo del metallo giallo, basterà sottrarre, dal peso iniziale del campione di partenza, la quantità di oro ottenuta alla fine della coppellazione, e moltiplicare questo prodotto per mille.
Oltre a questo tipo di analisi, molti commercianti e fonderie, eseguono fusioni e saggi mediante tecniche più moderne, come gli spettrometri di massa ai raggi x.
I più usati sono la spettrometria di fluorescenza a raggi x ED-XRF a dispersione di energia, e la spettrometria ai raggi x WD-XRF a dispersione in lunghezza d'onda.
Tuttavia, il metodo più usato da gioiellieri e compro oro è il "saggio alla tocca" o touchstone test, veloce, preciso ed economico.
Su una pietra paragone (o lavica) di colore nero-verdastro si strofina l'oggetto da analizzare che lascia una traccia lucida.
Su questa striscia si fanno cadere una o due gocce di acido nitrico concentrato: l'impronta dell' oro resta inalterata, quella di altri metalli, invece, sbiadisce fino a scomparire.
Confrontando questi due tipi di reazioni, si può determinare il titolo della lega saggiata.
Negli ultimi anni, anche grazie alla direttiva 2002/96, si è registrato un aumento del riciclaggio dell'oro, sopratutto quello contenuto in sim card, telefonini, schede di computer, connettori elettrici, cartucce esaurite di stampanti e leghe dentali. 


In tutti i casi, o per stabilire il titolo di un monile prezioso, o per ricorrere alla fusione di rottami, 
sia commercianti che privati, oggi più che mai, hanno la necessità di affidarsi ad aziende serie, come i compro oro dei gruppi più importanti, leader nel settore, gli unici in grado di garantire, a tutta la clientela, elevati standard di qualità.


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